La pallavolo, dalle sue regole alla sua tecnica è in continua evoluzione. Senza ritornare a come si giocava con il sistema del cambio palla (si faceva punto solo se l’azione veniva conquistata sul proprio turno di battuta ed i set erano disputati al 15) o all’introduzione del ruolo del libero (ebbene sì, un tempo anche i centrali dovevano ricevere o comunque restavano in campo anche nel giro dietro) anche recentemente i cambiamenti non sono mancati: la palla in battuta che toccava la rete era fallo, il tocco della rete da parte delle atlete era fallo, poi non lo era più, poi ancora sì.
Quello di cui vogliamo parlare oggi però è una cosa diversa perché dagli ultimi europei di pallavolo  sia maschili che femminili, vinti entrambi dall’Italia, è parso evidente che la modalità in cui si eseguono i gesti tecnici è cambiata.
Ne parliamo con tre tecnici super qualificati di Arena Volley Team Verona, Marcello Bertolini, Danilo Pasquali e Greca Pillitu che sono anche formatori degli allenatori e che hanno un curriculum da allenatori sia nel giovanile come nelle prime squadre, di valore nazionale. Una occasione per aprire un confronto anche con altri interventi. Tra le cose profondamente cambiate sicuramente ci sono le alzate, ma anche i muri, che stanno diventando dei palloni sempre più accompagnati,  addirittura abbiamo visto anche attaccare in palleggio a due mani. Insomma come sta cambiando la pallavolo ed il modo di insegnare la pallavolo?
Iniziamo da Greca Pillitu: “Le indicazioni che arrivano dagli allenatori delle nazionali maggiori e, a seguire, da quelli delle nazionali giovanili ti fanno capire l’importanza di provare a fare un gioco più veloce anche nella categorie giovanili, anche in vista di uno sviluppo tattico maggiore. Per esempio, anche se non giochi con una palla molto veloce, l’idea è quella di lavorare usando tutta la rete, provando ad avere, anche in under 13, tre uscite in attacco, costruendo così una mentalità diversa. Tempo fa c’era un lavoro molto più analitico sulla tecnica, con tanto lavoro anche singolo, ad esempio sulla parete. Adesso questo approccio è completamente cambiato e si dà più importanza al gioco. Si parte così dal gioco per tornare a lavorare poi anche sulla tecnica. L’idea metodologica di base è di fare un po’ un via vai tra metodo  globale, metodo sintetico e metodo analitico. Questo ti consente di fare entrare all’interno degli esercizi di gioco anche quelle giocatrici che sono meno pronte, che hanno iniziato da poco, e che altrimenti non sarebbero in grado di affrontare il gioco perché se non sai fare un fondamentale non riusciresti ad entrare. Invece in questo modo si gioca subito e si perfeziona successivamente il gesto tecnico”.
“Partiamo dall’idea che nel giovanile bisogna lavorare come nell’alto livello – il commento di Danilo Pasquali – la pallavolo nel giovanile è identica, ciò che cambia è la velocità della palla, e le strutture fisiche delle atlete che si esprimono in centimetri diversi. L’aspetto della forza è un’altra differenza importante, che cambia un po’ le carte in tavola ma, dal punto di vista tecnico, non c’è differenza. E’ cambiato tutto l’approccio anche nell’allenamento, una volta si rimaneva su un fondamentale e finché non veniva eseguito correttamente non si andava avanti. Ora non è più così: si fa tutto e subito e si allenano le cose anche con maggiore precisione. Non sono d’accordo con chi dice che anni fa, c’era una tecnica superiore; basta riguardarsi una partita di 15 anni fa per rendersi conto che la pallavolo di oggi è molto più evoluta sotto tutti i punti di vista. Oggi sui palloni “brutti” si tende molto di più a gestire l’errore, anche palleggiando una palla spinta per potersi rigiocare il pallone nell’azione successiva con muro e difesa che va allenata già a partire dall’under 13 o 14 come sistema tattico. Sotto tanti aspetti la pallavolo femminile si sta avvicinando a quella maschile per quanto riguarda la velocità, poi nel maschile c’è l’aspetto del salto e della forza che non è paragonabile e questo richiede qualche adattamento. La velocità del gioco è però una cosa da allenare già dalle giovanili”.
“Alcuni cambiamenti – conclude Marcello Bertolini – sono partiti negli ultimi anni dall’altissimo livello, ma oramai anche a livello di Serie B, ciò a cui assistiamo è una pallavolo più veloce, con palleggiatori che spingono molto la palla, c’è un uso anche diverso della seconda linea e credo, francamente che sia una pallavolo più bella, un po’ più rischiosa, ma penso sarà il modello dominante anche per i prossimi anni. Lo abbiamo visto anche in campionato contro Imoco, giovanile della squadra campione d’Europa e che sta facendo un signor campionato in serie B1: il modello cui tendono è quello di una pallavolo molto spinta. Anche noi, nel nostro modo di giocare, abbiamo cercato di velocizzare un po’ la palla, anche grazie alle caratteristiche delle nostre atlete. Per noi allenatori credo sia d’obbligo essere sempre al passo, cercando di migliorare il nostro gioco”.
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